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Comunicazione

La comunicazione è variabile c.d. di percorso per eccellenza. E' attiva sin dal primo incontro del gruppo, all'atto della sua costituzione, rende operante il suo percorso evolutivo. Decide il destino del gruppo, fa il gruppo.
Da questo punto di vista non ha, e non può avere, momenti dedicati, piuttosto scandisce ininterrottamente il corso degli eventi.


Altre variabili costruttive del gruppo di lavoro, quali ad esempio l'obiettivo, hanno il loro momento dedicato, mentre altre ancora, come il metodo hanno una ragione unica. La comunicazione, invece, declina in forme molteplici e, in definitiva, istruisce l'impostazione delle altre variabili.


La comunicazione è dunque la variabile che sorregge e governa l'intero processo evolutivo del gruppo a gruppo di lavoro e guida il percorso dall'interazione all'integrazione.


La comunicazione è il processo chiave che permette il funzionamento del gruppo di lavoro, garantendo lo scambio di informazioni, finalizzandolo al raggiungimento dei risultati prefissi.


La comunicazione efficace dovrà rispondere ad alcune specifiche caratteristiche per le quali spetterà primariamente al leader fornire un valido contributo, caratteristiche individuate nelle seguenti:

 

  • finalizzata;
  • pragmatica;
  • trasparente;
  • situazionale.


I criteri che fondano una comunicazione efficace fanno riferimento al confronto ed allo scambio. Una comunicazione efficace richiede cioè che tra i membri del gruppo avvenga un reale incontro delle diverse informazioni possedute, dei dati ed una integrazione delle differenze esistenti.


Il confronto nel gruppo avviene sia a livello di contenuto sia a livello di relazione. Per quanto riguarda il contenuto occorre orientare il gruppo al ragionamento sui dati e sui fatti, più che sulle opinioni in ragione dell'obiettivo da perseguire. Dal punto di vista relazionale il confronto si può sviluppare solo tra diversi: se la differenza è percepita (come deve essere) come un valore, come una risorsa nel gruppo e non come una minaccia, i membri avranno la possibilità di confrontare le idee in modo costruttivo e sinergico.


L'ascolto non è componente banale della comunicazione, anche se sovente trascurata. Il sapere ascoltare gli altri è infatti un evento dialettico tra differenziazione ed uniformità.


La differenziazione dipende dalla consapevolezza di possedere informazioni, dati, conoscenze legate alla propria professionalità e dalla consapevolezza che esse hanno un valore relativo in ragione del proprio punto di vista, inteso come la visione professionale che si ha del problema.


L'uniformità deriva dal riconoscimento della situazione comune nella quale si sta operando, dal valore attribuito alla comunicazione di ciascun membro per la soluzione dei problemi.


L'ascolto non può essere considerata funzione passiva nei processi di comunicazione. Occorre, nell'ascoltare gli altri, una reale volontà di capire quello che dicono, di mettersi dal loro punto di osservazione della realtà. Il lavoro di gruppo è utile per apprendere e tenere conto di più punti di vista diversi, differenziati e crearne, magari, uno nuovo, originale, che esprima il meglio, che abbia caratteristiche di complessità e completezza, che contenga le diversità, le articoli e le superi.


L'ascolto attivo si sviluppa se:

 

  • non si valuta ed interpreta quelle che viene detto ma si sta a sentire, anzi ad ascoltare (appunto), arrestando i processi di replica;
  • ci si chiede che cosa domandare a chi sta parlando, magari per capire meglio quello che ha detto oppure per permettergli di chiarire il suo pensiero;
  • ci si ferma a raccogliere le idee e le impressioni su quello che gli altri dicono prima di replicare, ovviamente non interrompendo chi sta parlando;
  • si fa uno sforzo di attenzione e si evitano distrazioni;
  • non si presume di sapere a priori quello che dirà una certa persona.


L'ascolto diventa allora un'opportunità per conoscere e per conoscersi meglio e per far evolvere ed arricchire la propria soggettività.


Ovviamente, della comunicazione fanno parte, oltre l'ascolto, il silenzio, la noia e la confusione: tutto è comunicazione.


Ma comunicare significa, evidentemente, anche esporre, inteso come attività del "parlante".


Nell'esposizione è necessario che si sappia misurare il valore delle proprie conoscenze ed informazioni e delle proprie capacità di comunicazione, il proprio stile; inoltre, il valore e la significatività dei contenuti da comunicare determinano in modo decisivo l'esposizione.


Un'esposizione efficace presuppone che chi parla sviluppi interesse, susciti, in qualche modo, curiosità e coinvolgimento degli interlocutori: ciò è possibile se i valori attribuiti ai contenuti ed alle relazioni agiscono in giusto equilibrio nel determinare il modo di comunicare.


Mentre lo scambio garantisce la sintonia, l'ascolto costruisce la condivisione e l'esposizione certifica l'impegno, il feedback assume la funzione strumentale di garanzia, cioè di prova se quello che si comunica è compreso da tutti ed è compreso da tutti allo stesso modo.

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Economia e legge, un rapporto consapevole

"La conoscenza delle leggi risulta, oggi, decisiva anche per la redditività aziendale". Fabio Messi, partendo da questo presupposto, sostiene la necessità di costruire sinergicamente un rapporto, costante, tra legale e impresa. - Andrea Mascariello -

E' fondamentale far sì che l'impresa si impegni a conoscere e approfondire le leggi e gli orientamenti giurisprudenziali che regolano un determinato settore di azione. Si tratta di un dettame indotto dalla sempre più crescente complessità della realtà economica.

 

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